no alla pena di morte
1. LA STORIA DELLA
SETTIMANA : CARCERE: APPELLO DI 54 PERSONALITA’ DA 14 PAESI ALL’UE PER
UN’AMNISTIA A FRONTE DEL COVID 19 2.
NEWS FLASH: GIUSTIZIA: NESSUNO TOCCHI CAINO, DIRITTO ALLA SALUTE VALE
PER TUTTI ANCHE 41 BIS 3. NEWS FLASH:
AMNESTY INTERNATIONAL: NEL 2019 ESECUZIONI NEL MONDO AL MINIMO DA 10 ANNI
4. NEWS FLASH: IRAN: 11 IMPICCATI IN
FRETTA E FURIA PRIMA DELL’INIZIO DEL RAMADAN 5.
NEWS FLASH: MYANMAR: IL PRESIDENTE WIN MYINT LIBERA QUASI 25.000
DETENUTI 6. I SUGGERIMENTI DELLA
SETTIMANA :
CARCERE: APPELLO DI 54 PERSONALITA’ DA 14 PAESI ALL’UE
PER UN’AMNISTIA A FRONTE DEL COVID 19 Sono 54 le personalità di 14 Paesi che
chiedono alle istituzioni europee di promuovere l’amnistia per far fronte alla
pandemia del Covid-19 nelle carceri.
L’appello è rivolto ai Presidenti delle istituzioni
europee (Parlamento, Commissione, Consiglio) affinché invitino gli Stati membri
a concedere un’ampia ed urgente amnistia alle persone private della libertà
personale, a partire dai più vulnerabili come donne incinte, anziani, minori e
handicappati per sottrarli al rischio del contagio a cui la promiscuità di
questi luoghi li espone.
L’appello nasce da una proposta di Nessuno tocchi Caino e
del Partito Radicale. Prima firmataria è Elisabetta Zamparutti, Tesoriera di
Nessuno tocchi Caino, con Rita Bernardini, Presidente, Sergio D’Elia,
Segretario, Maurizio Turco, Segretario del Partito Radicale, Irene Testa,
tesoriera e Maurizio Bolognetti, membro del Consiglio generale del PR ed in
sciopero della fame dal 10 marzo sull’obiettivo di una amnistia per la
Repubblica italiana. Con loro dall’Italia hanno firmato l’appello anche
eminenti giuristi e parlamentari.
Tra gli altri firmatari ci sono i francesi Jean Marie
Delarue, ex Garante nazionale dei luoghi di privazione della libertà personale,
Vincent Delbos, magistrato, Jean-Paul Costa, ex Presidente della Corte europea
per i diritti dell’uomo, Ingrid Betancourt politica e scrittrice, Pascal Lamy,
Presidente emerito dell’Istituto Jacques Delors ed ex Commissario europeo, il
senatore André Gattolin, insieme allo spagnolo Alvares Gil Robles, primo
Commissario ai diritti umani del Consiglio d’Europa, ai greci Nikolaos
Paraskevopoulos, ex Ministro alla Giustizia e Athanassia Anagnostopoulou ex
Ministro degli Affari Europei, al Premio Nobel per la Pace dell’Irlanda de Nord
Mairead Corrigan Maguire, ai belgi Marc Nève, Presidente del Consiglio centrale
di sorveglianza degli istituti penitenziari, Françoise Tulkens, ex
vicepresidente della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo e Philippe Mary,
professore a l'ULB, esperto di carcere. E poi ancora magistrati, giuristi,
politici, esperti e militanti dei
diritti umani della Svizzera, della Repubblica Ceca, del Portogallo, del Regno
Per leggere e sottoscrivere l’appello usa il link
riportato sotto Per saperne di piu' : http://www.nessunotocchicaino.it/azioneurgente/appello-per-una-amnistia-immediata-60306774
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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH
GIUSTIZIA: NESSUNO TOCCHI CAINO, DIRITTO ALLA SALUTE VALE
PER TUTTI ANCHE 41 BIS L’associazione Nessuno tocchi Caino-Spes contra spem
difende le decisioni del Tribunale di Sorveglianza di Milano sulla concessione
del differimento della pena per gravissimi motivi di salute in casi di detenuti
in regime di 41 bis. Gli esponenti Sergio D’Elia, Segretario, Rita Bernardini,
Presidente ed Elisabetta Zamparutti, Tesoriere, in proposito hanno dichiarato
quanto segue:
“Si tratta di decisioni ineccepibili dal punto di vista
Costituzionale e normativo. La Costituzione riconosce il diritto alla vita e
alla salute come diritti fondamentali, prevalenti su ogni altra considerazione,
ragione di sicurezza o di ordine pubblico. Non ha alcun senso invocare la lotta
alla mafia ed il dolore vittime quando in gioco ci sono i principi inderogabili
della nostra Carta Costituzionale, della nostra civiltà e della nostra umanità.
Principi sanciti anche da Patti e Convenzioni internazionali, oltre che dalla
Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che all’art 3 indica la
gerarchia e l’ordine dei valori umani: “Ogni individuo ha il diritto alla vita,
alla libertà e alla sicurezza della propria persona”. D’altro canto il
differimento pena per motivi di salute è previsto anche dal codice penale.
Nei casi in questione, stiamo parlando di persone
gravemente malate, a rischio della propria vita nel perdurare dello stato di
detenzione. Si può dire che non c’entra neanche la pandemia talmente grave è
stata ritenuta la loro condizione. Inoltre, è sbagliato e fuorviante parlare di
benefici come di scarcerazione avendo il tribunale di sorveglianza di Milano
disposto un differimento pena per motivi di salute.
Come diceva Leonardo Sciascia, la mafia non la si
combatte con la terribilità della pena ma con lo Stato di Diritto.”
AMNESTY INTERNATIONAL: NEL 2019 ESECUZIONI NEL MONDO AL
MINIMO DA 10 ANNI Nel suo ultimo Rapporto Amnesty International ha registrato
657 esecuzioni in 20 paesi nel 2019, con un calo del 5% rispetto al 2018
(almeno 690 esecuzioni). Si tratta del numero più basso di esecuzioni
registrate da Amnesty International da almeno 10 anni.
La maggior parte delle esecuzioni hanno avuto luogo in
Cina, Iran, Arabia Saudita, Iraq ed Egitto - in questo ordine.
La Cina è rimasta il primo paese-boia del mondo - ma la
vera portata dell'uso della pena di morte in Cina è sconosciuta poiché i dati
sono classificati come segreti di stato; la cifra globale di almeno 657 esclude
quindi le migliaia di esecuzioni che si ritiene siano state praticate in Cina.
Escludendo la Cina, l'86% di tutte le esecuzioni
riportate sono state effettuate in soli quattro paesi: Iran, Arabia Saudita,
Iraq ed Egitto.
Il Bangladesh e il Bahrein hanno ripreso le esecuzioni
nel 2019, dopo una pausa nel 2018. Amnesty International nel 2019 non ha
riportato esecuzioni in Afghanistan, Taiwan e Tailandia.
Le esecuzioni in Iran sono leggermente diminuite da
almeno 253 nel 2018 ad almeno 251 nel 2019. Le esecuzioni in Iraq sono quasi
raddoppiate da almeno 52 nel 2018 ad almeno 100 nel 2019, mentre l'Arabia
Saudita ha registrato un numero record di esecuzioni passando da 149 nel 2018 a
184 nel 2019.
Repubblica Centrafricana, Guinea Equatoriale, Gambia,
Kazakistan, Kenya e Zimbabwe nel 2019 hanno compiuto passi positivi o fatto
dichiarazioni che potrebbero portare all'abolizione della pena di morte.
Le Barbados hanno rimosso la pena di morte obbligatoria
dalla Costituzione. Negli Stati Uniti, il Governatore della California ha
istituito una moratoria ufficiale sulle esecuzioni nello stato mentre il New
Hampshire è diventato il 21° stato degli USA ad abolire la pena di morte per
tutti i crimini.
Gambia, Kazakistan, Malesia, Federazione Russa e
Tagikistan hanno continuato a osservare moratorie ufficiali sulle esecuzioni.
Alla fine del 2019, 106 paesi (la maggior parte degli
stati del mondo) hanno abolito la pena di morte per legge e per tutti i crimini
mentre 142 paesi (oltre i due terzi) hanno abolito la pena di morte per legge o
nella pratica.
Amnesty International ha registrato commutazioni o
concessioni della grazia in relazione a condanne capitali in 24 paesi:
Bangladesh, Cina, Egitto, Gambia, Ghana, Guyana, India, Indonesia, Iraq,
Kuwait, Malesia, Mauritania, Marocco/Sahara occidentale, Niger, Nigeria, Oman,
Pakistan, Singapore, Sudan, Tailandia, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti,
Zambia, Zimbabwe.
Almeno 11 esoneri di prigionieri condannati a morte sono
stati registrati in due paesi: Stati Uniti e Zambia.
Amnesty International ha registrato nel 2019 almeno 2.307
condanne a morte in 56 paesi rispetto al totale di 2.531 riportate in 54 paesi
nel 2018. Tuttavia, Amnesty non ha ricevuto informazioni ufficiali sulle
condanne a morte inflitte in Malesia, Nigeria e Sri Lanka, paesi che hanno
riportato alti numeri ufficiali di condanne a morte negli anni precedenti.
Sono almeno 26.604 le persone sotto condanna a morte a
livello globale alla fine del 2019.
Almeno 13 esecuzioni pubbliche sono state registrate in
Iran. Almeno sei persone - quattro in Iran, una in Arabia Saudita e una nel
Sudan del Sud - sono state giustiziate per crimini commessi quando avevano meno
di 18 anni. Persone con disabilità mentali o intellettive sono sotto condanna a
morte in diversi paesi, tra cui Giappone, Maldive, Pakistan e Stati Uniti.
Condanne a morte sono state imposte dopo procedimenti che
non rispettano gli standard internazionali di equo processo in paesi come
Bahrein, Bangladesh, Cina, Egitto, Iran, Iraq, Malesia, Pakistan, Arabia
Saudita, Singapore, Vietnam e Yemen.
Nel 2019 il numero di esecuzioni (da 25 a 22) e di
condanne a morte (da 45 a 35) registrate negli Stati Uniti è diminuito rispetto
al 2018.
In Bielorussia sono state registrate nel 2019 almeno due
esecuzioni, rispetto ad almeno quattro nel 2018.
IRAN: 11 IMPICCATI IN FRETTA E FURIA PRIMA DELL’INIZIO
DEL RAMADAN Almeno 11 detenuti sono stati impiccati in fretta e furia in Iran
prima dell’inizio del Ramadan.
Le prime 10 esecuzioni sono state effettuate il 22 aprile
2020, ha riportato Iran-HRM. Sette uomini sono stati impiccati nella prigione
di Raja’i Shahr. Sei sono stati identificati come Mohsen Rezaian, Alireza
Aryaei, Hamidreza Asgharpour, Mostafa Ghiasvand, Mehdi Asemi e Anna Dordi
Babaei. Erano tutti accusati di omicidio. Babaei era in carcere dagli anni ’90.
Lo stesso giorno Touraj Morad Haseli, 34 anni, è stato impiccato
nella prigione di Dizel Abad, a Kermanshah. Era accusato di omicidio.
Sempre il 22 aprile, Loqman Ahmadpour, 30 anni, è stato
impiccato nella prigione di Sanandaj. Anche lui era accusato di omicidio.
Era invece accusato di stupro Ali Sheikhani, impiccato il
22 aprile nella prigione di Dastgerd a Isfahan.
Un ragazzo è stato impiccato il 21 aprile nella prigione
di Saqqez, per un omicidio commesso quando era minorenne.
Shayan Saeedpour era una delle circa 80 persone evase
dalla stessa prigione di Saqqez lo scorso 27 marzo. Ricatturato nei giorni
successivi, la sua procedura di esecuzione è stata accelerata, verosimilmente
come “monito” per i detenuti che protestano contro l’inazione del governo di
fronte all’epidemia di coronavirus, epidemia che nelle carceri sovraffollate
del Paese ha provocato diverse rivolte, alcune delle quali culminate in
evasioni di massa.
Iran Human Rights ha condannato fermamente l'esecuzione
del giovane e ha chiesto una forte reazione internazionale.
Il direttore di IHR, Mahmood Amiry-Moghaddam, ha
dichiarato: "L'esecuzione di minorenni è un crimine internazionale e deve
essere condannata dalla comunità internazionale, in particolare dai governi
europei. Il mondo deve dimostrare che i diritti umani fondamentali non sono dimenticati
sotto la pandemia del Coronavirus". Shayan Saeedpour era stato arrestato
all’età di 17 anni, dopo che si era costituito alla polizia. È stato processato
con l’accusa di aver ucciso una persona durante una lite in strada nell’agosto
2015.
Nell'ottobre 2018 la prima sezione del tribunale della
regione del Kurdistan lo aveva condannato a morte per omicidio di primo grado,
e a 80 frustate per aver bevuto alcolici.
Secondo i familiari, il ragazzo, prima del reato
commesso, era in cura da uno psichiatra. I familiari di Saeedpour sono stati
convocati il 20 aprile presso la prigione di Sanandaj, dove il ragazzo era
stato portato dopo il nuovo arresto, per avere un ultimo colloquio con lui.
La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del
fanciullo vieta chiaramente sia l'esecuzione che la condanna all’ergastolo per
coloro che commettono un crimine prima di compiere 18 anni. Mentre per tutti i
casi di omicidio (tranne la legittima difesa e l’omicidio involontario) in Iran
è prevista la pena di morte, quando si tratta di minori una recente modifica
dell'articolo 91 del codice penale consente ai giudici di valutare il grado di
maturità di un giovane, e considerare una eventuale pena alternativa. Una fonte
vicina alla famiglia di Shayan ha detto a IHR: "Circa due anni dopo il suo
arresto, il tribunale ha disposto una perizia psichiatrica su Shayan per
scoprire se fosse abbastanza maturo per realizzare o meno la natura del
crimine. Gli esperti gli hanno posto solo una domanda e hanno concluso che si
era reso conto della natura del crimine". La stessa fonte ha riferito a
IHR che il giovane soffriva di un disturbo psichiatrico, per il quale però in
carcere riceveva c ure inadeguate. IHR
sottolinea ancora una volta che l'articolo 91 del codice penale islamico
iraniano rivisto non è sufficiente per fermare le esecuzioni minorili. Le
autorità iraniane devono smettere di emettere condanne a morte per minorenni
senza eccezioni.
MYANMAR: IL PRESIDENTE WIN MYINT LIBERA QUASI 25.000
DETENUTI Il Myanmar il 17 aprile 2020 ha iniziato il rilascio di 24.896
detenuti dopo che il presidente Win Myint ha annunciato un'amnistia il primo
giorno del tradizionale Capodanno.
L'Ufficio del Presidente ha dichiarato che l'amnistia
incondizionata è stata concessa per motivi umanitari come gesto per accogliere
il Nuovo Anno.
Ha aggiunto che tutti i detenuti vedranno ridotte le loro
pene detentive mentre la pena per i detenuti nel braccio della morte è stata
convertita in ergastolo.
L'ergastolo sarà ridotto a 40 anni di reclusione, i
termini di reclusione superiori a 40 anni saranno ridotti a 40 anni mentre la
condanne a 40 anni di reclusione e più brevi saranno ridotte di un quarto.
All'inizio di aprile Human Rights Watch, organizzazione
con sede a New York, aveva invitato il governo del Myanmar a ridurre la
popolazione nelle sue prigioni per limitare la diffusione di COVID-19
rilasciando prigionieri politici, detenuti in attesa di processo e detenuti con
seri problemi di salute.
"I detenuti nelle prigioni e nei campi di lavoro
orribilmente sovraffollati e insicuri del Myanmar affrontano rischi per la
salute nel migliore dei casi, e le autorità carcerarie sono mal equipaggiate
per curare coloro che si ammalano di COVID-19", aveva affermato il
direttore per l’Asia di HRW, Brad Adams.
"Le autorità devono agire immediatamente per evitare
un disastro sanitario del tutto prevedibile", aveva dichiarato il 3
aprile.
Secondo HRW, il sistema carcerario del Myanmar, composto
da 46 prigioni e 50 campi di lavoro a livello nazionale, detiene una
popolazione stimata di 92.000 prigionieri ma ha una capacità ufficiale di soli
66.000.
Il dipartimento penitenziario informa che sono 87 i
detenuti stranieri tra quelli rilasciati il 17 aprile e saranno rimandati nei
rispettivi paesi.
Al 17 aprile, il Myanmar ha riportato un totale di 85
casi confermati di coronavirus.
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