domenica 3 settembre 2017

BARTOLOMEO AMMANNATI-PONTE A SANTA TRINITA
FIRENZE

Il ponte Santa Trìnita è un ponte di Firenze. È stato descritto da Giovanni Spadolini, che a Firenze è nato, come uno dei più bei ponti di tutta Italia e come fra i più eleganti d'Europa. Unisce piazza Santa Trinita a piazza de' Frescobaldi, con due importanti palazzi a ciascuna testa di ponte: il palazzo Spini Feroni a nord e il palazzo della Missione a sud.


Ponte Santa Trinita
Un Ponte Bailey costruito sulle rovine del ponte durante la seconda guerra mondiale
Fu costruito in legno nel 1252, con il patrocinio della famiglia Frescobaldi, prendendo il nome dalla vicina Basilica di Santa Trìnita (con l'accento spostato sulla prima sillaba), ma crollò dopo pochi anni, nel 1259 sotto il peso della folla che assisteva ad uno spettacolo sull'Arno. Fu riedificato in pietra, ma cedette sotto la spinta della grande piena del 1333 che risparmiò solo il ponte alle Grazie. La successiva riedificazione fu lenta e durò un cinquantennio, dal 1356 al 1415.

La nuova distruzione del 1557, sempre per via di un'alluvione, portò alla costruzione della struttura odierna. La progettazione, su incarico di Cosimo I, fu ad opera di Bartolomeo Ammannati, su disegno di Michelangelo, il quale suggerì la moderna linea delle tre arcate, rifacendosi ai suoi studi, già messi in pratica nelle tombe delle Cappelle medicee e nella scalinata del vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana. Questa linea curva è un'innovazione che anticipa la moda del barocco ed ha anche un importante risvolto tecnico, perché ha una notevole resistenza statica; ha la forma di un arco di catenaria, la versione capovolta cioè della figura che disegna una catena sospesa per i suoi due capi, e che somiglia a una parabola.
La realizzazione ebbe luogo fra il 1567 e il 1571, in pietra forte di colore bruno giallognolo. Oltre che alla già citata linea degli archi, il ponte deve la sua eleganza anche ai piloni di sostegno, che hanno una sezione orizzontale ad angoli acuti per evitare ai tronchi di rimanere impigliati ai cartigli bianchi sugli archi ed alle quattro statue allegoriche che ne decorano gli angoli e che raffigurano le quattro stagioni: collocate nel 1608, sono opera di Pietro Francavilla (Primavera), Taddeo Landini (Inverno) e Giovanni Caccini (Estate e Autunno) e celebravano le nozze di Cosimo II con Maria Maddalena d'Austria.


L'accesso da piazza de' Frescobaldi
Fino ai primi decenni del Novecento, l'11 novembre, per la festività di san Martino, sul ponte e sulla parte iniziale dell'attigua via Maggio si svolgeva la caratteristica fiera dei "trabiccoli", le cupole fatte di assicelle di legno usate per scaldare o asciugare panni o lenzuola con uno scaldino. La "fierucola di San Martino", animata dai richiami dei venditori, era fatta di piccolo commercio e artigianato povero.
Il ponte fu distrutto dai tedeschi in ritirata il 4 agosto del 1944. Su idea dell'antiquario fiorentino Luigi Bellini venne creato un comitato "Come Era e Dove Era" per la sua ricostruzione, così da restituirlo a Firenze. Nel 1952 fu chiamato l'architetto Riccardo Gizdulich per la direzione dei lavori di ricostruzione, insieme all'ingegnere Emilio Brizzi. Il ponte ricostruito fu inaugurato il 16 marzo 1958. Le quattro statue vennero ripescate nell'Arno in quegli anni, ma in un primo momento non venne ritrovata la testa della Primavera. Negli anni sessanta lo stesso antiquario Bellini affisse un bando promettendo una ricompensa di 5000 dollari per il ritrovamento della testa, che venne trovata dai "renaioli" nel 1961. La testa scomparsa ha fornito lo spunto per il film Miracolo a Sant'Anna di Spike Lee (2008).

La Venere di Urbino è un dipinto a olio su tela (119x165 cm) di Tiziano, databile al 1538 e conservato nella Galleria degli Uffizi di Firenze.
Facebbok a suo tempo mi bloccò per aver pubblicato questo quadro, ora ci riprovo.
Mi sono intestardito e per me è diventato un impegno d'onore, combattere questi cialtroni !
W il bello, W la cultura

GUIDO MICHI

sabato 2 settembre 2017

LE MIE DISAVVENTURE SU FACEBOOK


Ancora il mio post sul bozzetto " NUDO FEMMINILE" opera di Michelangelo deve essere valutato se rientra negli Standard della comunity, sic, per cui il rischio che io possa essere bloccato è ancora presente. Non è la prima volta che incorro nelle ire dei censori di questo social. Sono stato bloccato per aver pubblicato "LA VENERE" di Tiziano ed per aver fatto vedere le nudità di ADAMO ed EVA opera questa di MASOLINO situata nella Cappella Brancacci a Firenze.
Mi sembra che su Facebook siano consentite solo futilità, cretinate, bugie, linguaggi scurrili, violenti, forme evidenti di razzismo ma tutto ciò che può far crescere il livello culturale sia mal considerato se non bandito. Ci sono, tra di voi, dei cari amici che mi incitano ad andare avanti, ma io mi domando in queste condizioni come sia possibile operare in modo sereno? Oramai siamo diventati come i topolini di PAVLOV pronti a reagire a certi stimoli che ci vengono imposti da questa specie di grande fratello che è diventato il WEB in generale e Facebook in modo particolare, siamo affetti ormai da una forma di bulimia alle cazzate e refrattari alle cose serie che potrebbero farci migliorare.
Alcuni giorni or sono avevo scritto in un mio post " CARI AMICI IL BELLO CI SALVERA', QUESTA E' L'UNICA STRADA CHE POTRA' PORTARCI FUORI DA QUESTA CRISI DI VALORI CHE ATTANAGLIA LA NOSTRA SOCIETA'" alle condizioni imposteci questo mio ragionamento diventa assolutamente impraticabile.
In fondo ai poteri forti, quelli veri e non a quelli farneticati da certe forze politiche che fanno del qualunquismo la loro forza e che sguazzano tra l'ignoranza delle persone. avere un mondo non pensante, un mondo refrattario alla cultura un mondo fatto di capre fa tanto comodo e rafforza il loro controllo e il loro dominio sulla nostra società.
SEMPRE PIU' DELUSO 


guido michi
FILE - Fondazione Italiana di Leniterapia Onlus

Prossimamente con FILE...
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Domenica 17 Settembre
Impruneta , Circolo Golf Ugolino
Fratelli Piccini Golf Challenge per FILE
Domenica 17 settembre Fratelli Piccini Gioiellieri organizzerà la tradizionale gara di golf sul prestigioso percorso del Golf Club Ugolino all’Impruneta. Da sempre nostri sostenitori, anche quest’anno i fondi raccolti saranno devoluti a sostegno del nostro servizio di assistenza ai malati gravi e alle loro famiglie sul territorio.

Lunedì 18 Settembre
Firenze, Palazzo Gondi
Un’Asta di Borse per FILE 
Torna “Un’asta di borse per FILE”, l’iniziativa privata di raccolta fondi giunta alla sua 4a edizione, una serata conviviale che prevede una cena placée accompagnata ad un’asta di borse. Evento tradizionalmente al femminile, la prossima edizione che avrà luogo in Palazzo Gondi a Firenze il 18 settembre sarà aperta anche alle signore accompagnate, per dare la possibilità ai gentleman di fare un regalo alla propria dama all’insegna della solidarietà, contribuendo a sostenere la nostra causa.
Per saperne di più...

Mercoledì 20 Settembre
Firenze, Museo Nazionale del Bargello
Visita culturale alla mostra “La fabbrica della bellezza”
Il professor Tomaso Montanari ci accompagnerà in una visita culturale alle bellezze artistiche della Manifattura Ginori, riunite per la prima volta in una spettacolare esposizione al pubblico. Allestita al Museo Nazionale del Bargello, “La fabbrica della bellezza” è infatti la prima mostra realizzata in Italia sulle statue di porcellana prodotte dalla Manifattura di Doccia a Sesto Fiorentino, 17 sculture eccezionali per tecnica e dimensioni, e ricostruisce le vicende dei manufatti di questa peculiare tecnica di lavorazione.
A partire da Sabato 23 Settembre
Borgo San Lorenzo
Ciclo di incontri “Con Dignità fino alla Fine”
A partire da sabato 23 settembre il Centro Incontri di Borgo San Lorenzo ospiterà un ciclo di incontri che affronta i temi del fine vita e della dignità nella fase finale della malattia, fornendo una panoramica sui percorsi e sulle scelte possibili per la persona malata e la sua famiglia. 

Domenica 24 Settembre
Firenze, Parco delle Cascine
Corri la Vita
Anche nel 2017 FILE è tra i beneficiari di Corri la Vita, la manifestazione sportiva all’insegna della solidarietà giunta alla sua 15a edizione. 

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venerdì 1 settembre 2017

MICHELANGELO-NUDO FEMMINILE-GALLERIA CASA BUONARROTI 
FIRENZE

Il Nudo femminile è un bozzetto per scultura in terracotta (h 35 cm) attribuito a Michelangelo, databile al 1513 o al 1532 circa.
L'opera si trova da tempo imprecisato in Casa Buonarroti e nei vecchi inventari non viene avanzata alcuna attribuzione. Fu Charles de Tolnay che nel 1923 avanzò un'attribuzione diretta al maestro, che poi venne precisata da Brinkmann, con un nuovo parere favorevole di Tolnay nel 1954.


L'opera mostra una figura femminile appoggiata a un sostegno roccioso, col busto preso in una rotazione verso destra, le gambe variamente piegate verso sinistra. Il tutto crea un effetto dinamico a spirale, che ben si adatta alle opere del maestro. Si è ipotizzato che il lavoro fosse un bozzetto per una delle Vittorie per la tomba di Giulio II (in quel caso dovrebbe risalire al 1513 circa) o per la Madonna col Bambino del quinto progetto (1532 circa). Mancano la testa e le braccia: il sinistro completamente, il destro da poco sopra il gomito.
RINALDO CARNIELO-FIRENZE


Rinaldo Carnielo (Biadene, 11 febbraio 1853 – Firenze, 17 agosto 1910) scultore.
Vissuto a Firenze fin dall'adolescenza, si diplomò all'Accademia di Belle Arti. Artisticamente legato alle avanguardie toscane (era frequentatore del caffè Savonarola), ma anche francesi, partecipò a più riprese gli ambienti artistici parigini: con la scultura Mozart morente partecipò all'Esposizione Universale di Parigi del 1878 (la scultura in marmo si trova oggi al Museo di Lione). La sua opera Primi bocconi fu stata esposta alla Esposizione nazionale di Torino del 1880.

Dalla moglie, la marchesa Virginia Incontri ebbe due figli di cui Enzo fu il donatore al Comune di Firenze della Galleria Rinaldo Carnielo nel 1958, con una notevole quantità di opere.
Oltre che scultore il Carnielo è conosciuto come collezionista di opere d'arte, la sua collezione comprendeva più di trecento opere tra cui moltissimi macchiaioli: una ventina di Fattori, alcuni Signorini, alcuni Lega, ecc. È famoso il ritratto di Rinaldo Carnielo opera di Silvestro Lega ora di proprietà della Galleria di Arte Moderna di Firenze.

Buona parte delle opere è stata donata al Comune di Firenze, la rimanente collezione è andata dispersa negli anni tra le due guerre; un'importante ricostruzione ne è stata fatta dalla Dott. Elisabetta Matteucci nella sua tesi di laurea all'Università di Pisa (1998/99). Il Carnielo è sepolto a nel cimitero di Settignano, nella cappella di famiglia da lui fatta edificare. La facciata liberty della sede della Galleria e degli studi di numerosi artisti è stata da lui disegnata, ma realizzata soltanto dopo la sua morte.
DONATELLO-L'ANNUNCIAZIONE CAVALCANTI-BASILICA DI SANTA CROCE 
FIRENZE


L'Annunciazione Cavalcanti è un'opera di Donatello in pietra serena dorata e in parte policromata (420x274 cm) collocata nella navata destra della basilica di Santa Croce a Firenze. Databile al 1435 circa è una delle rare opere del grande scultore che sia ancora oggi collocata nella sua posizione originaria.
L'opera deve il suo nome al fatto che nacque per i Cavalcanti, che avevano qui la tomba di famiglia (oggi non più esistente e non più ricostruibile con certezza). La datazione esatta dell'opera è stata oggetto di molte controversie, anche perché Vasari la descrisse come opera giovanile associandola al Crocifisso Bardi, mentre oggi si ritiene prevalentemente come opera scolpita nell'arco di tempo tra il ritorno da Roma (1433) e la partenza per Padova dell'artista (1443). Il primo a datarlo agli anni trenta fu Schmarsow nel 1886, ripresa da Semper nel 1887, che modificò la sua precedente attribuzione.
Lorenzo il Vecchio, fratello di Cosimo de' Medici era sposato con Ginevra Cavalcanti, per cui non si può escludere un ruolo dei Medici nel conferimento dell'incarico al grande scultore.
L'opera segna una deviazione dal solenne ed dinamico stile usuale di Donatello, che qui creò una scena di grande dolcezza e misurata bellezza. La datazione agli anni trenta venne ricavata soprattutto studiando la decorazione architettonica, che manifesterebbe (Janson) il distacco dalla collaborazione con Michelozzo. Martinelli, al contrario, ipotizzò ancora un intervento dell'architetto.
Nel 1884 venne restaurata la doratura e la lucidatura con interventi leggeri, essendo lo stato di conservazione ottimo. In quell'occasione Luigi del Moro, architetto dell'Opera di Santa Croce, ritrovò anche i due putti sdraiati sopra la cimasa, già rimossi e danneggiati. Nel 1900 vennero reintegrati dopo il restauro.
Le fonti cinquecentesche riportarono anche la presenza di una predella con storie della vita di san Nicola, forse identificabile con quella oggi nel museo di Casa Buonarroti. Alcuni ipotizzano che la predella risalisse a un intervento successivo di circa vent'anni (Janson).
Risalgono infine all'ultimo quarto del Cinquecento gli affreschi già sopra il tabernacolo di Alessandro del Barbiere, che raffigurano un baldacchino con putti. Essi vennero imbiancati ed oggi ne restano solo frammenti.

Dettaglio
L'Annunciazione è inserita in un'edicola rinascimentale, composta da un basamento, sorretto da due mensole con lo stemma Cavalcanti e da una ghirlanda alata al centro (dentro di essa si trova un disco di granito nero aggiunto in epoca imprecisata al posto di un'iscrizione o uno stemma); sopra poggiano due pilastri decorati con molta originalità: con volute e zampe leonine sulle basi, foglioline disposte a squama sul fusto e i capitelli con mascheroni sugli angoli, come si trovano anche sulla base del tabernacolo della Parte Guelfa di Orsanmichele, creato su disegno di Donatello verso il 1425. La trabeazione infine è composta da più cornici e modanature con varie decorazioni dorate (dentelli, foglioline, ovuli, rosette), coronata da una cimasa semicircolare, con due rosette ai lati a mo' di volute, un rosone scanalato centrale e rilievi di ghirlande e rosette, sopra la quale si trovano sei putti in terracotta con tracce di policromia che reggono festoni: due sdraiati sul vertice e due coppie in piedi ai lati, questi ultimi di straordinaria vitalità e realismo, raffigurati mentre si abbracciano sorreggendosi l'un l'altro come se avessero paura di cadere vista la notevole altezza. Il tabernacolo funge contemporaneamente da cornice e da palcoscenico per la rappresentazione principale.
La scena dell'Annunciazione vera e propria si svolge infatti al centro, su uno sfondo riccamente ornato da cornici e girali che ricordano il gusto ellenistico. Esso è piatto ed evita le complesse architetture illusionistiche tipiche di tante rappresentazioni pittoriche dell'Annunciazione. La ricca ornamentazione però non influisce in alcun modo nella calma concentrazione dell'incontro sacro.
I due protagonisti, l'Angelo e la Vergine, sono ad altorilievo e sono rappresentati nel momento immediatamente successivo all'apparizione angelica.
La Vergine, posta sullo sfondo di uno scranno-schienale a forma di lira, è colta moderatamente di sorpresa e, portando una mano al petto, ha una reazione controllata, che inizialmente può sembrare di fuga (come mostrano le gambe e il panneggio cadente sulla sinistra), ma il suo viso è ormai rivolto all'angelo. Nel volto si legge una serena espressione di stupore, di umiltà, di gratitudine, di intelligenza e di virtù[1]. La sua figura è modellata secondo gli ideali anatomici degli antichi, ma supera l'arte antica per espressività delle emozioni più profonde: Wirtz parla di "interiorità animata e spiritualità astratta", che gli antichi non conoscevano[2].
L'angelo, inginocchiato al suo cospetto, la guarda timidamente e con dolcezza, stabilendo un serrato dialogo visivo che rende la scena straordinariamente leggera e viva. Il suo volto cerca quello della Vergine con una leggera torsione del capo ed ha gli occhi grandi e la bocca leggermente dischiusa.
Manca un elemento essenziale dell'iconografia tradizionale quale la colomba dello Spirito Santo, mentre il libro è il tipico attributo mariano che ricorda come in quell'evento si compirono le Sacre Scritture dei profeti. L'allusione al giardino chiuso (hortus conclusus) simbolo della verginità di Maria è rappresentato dalla "porta chiusa" sullo sfondo dove, alle sue spalle, compare anche il leggio tipico elemento che l'accompagna solitamente; l'angelo, invece, non reca il tradizionale giglio (simbolo di purezza) o il ramoscello di olivo come accade ad esempio nell'Annuciazione di Simone Martini del 1333.