mercoledì 9 maggio 2018

SANDRO BOTTICELLI-MADONNA DELLA MELAGRANA-GALLERIA DEGLI UFFIZI FIRENZE

Madonna della melagrana
Autore Sandro Botticelli
Data 1487
Tecnica tempera su tavola
Dimensioni 143,5×143,5 cm
Ubicazione Galleria degli Uffizi, Firenze
La Madonna della melagrana è un dipinto a tempera su tavola (diametro 143,5 cm) di Sandro Botticelli, datato 1487 e conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze.
L'opera è una delle poche databili della produzione matura di Botticelli. Resta infatti una menzione del Milanesi circa la commissione di un tondo con la Madonna col Bambino, avvenuta nel 1487 da parte della magistratura fiorentina dei Massai di Camera per decorare la propria Sala delle Udienze, che si trovava in Palazzo Vecchio. L'identificazione con la presente opera spetta a Herbert P. Horne, che riconobbe sulla cornice, fatta dalla bottega di Giuliano da Sangallo, la decorazione a gigli di Francia in campo azzurro, ipotizzando per questo una possibile collocazione pubblica dell'opera, celebrante la storica alleanza coi Francesi.
L'impossibilità però di rintracciare il documento originale ha fatto sorgere qualche dubbio in una parte della critica. Se l'autografia botticelliana non è mai stata messa in dubbio, la cronologia è più variata. Alcuni, come Ulmann, propongono prima del 1480, altri come Arnold Bode (seguito da Schmarsow, Yaschiro e Venturi) datano l'opera a dopo il rientro da Roma (1482 circa), infine Van Marle al 1480-1481.
Dell'opera esistono varie copie di bottega, oggi agli Staatliche Museen di Berlino, alla collezione Wernher di Londra e alla collezione Aynard di Lione. Strette sono le affinità con la Madonna del Magnificat, sempre agli Uffizi, che in genere è datata a qualche anno prima, verso il 1485. Oltre al simile formato ed alle analogie stilistiche ricorrono nelle due opere le stesse tipologie fisiognomiche negli angeli, nel volto della Madonna e nel Bambino.

Dettaglio degli angeli
Maria si trova seduta al centro della composizione, con una figura pressoché piramidale, dilatata nell'ampio manto azzurro, bloccata dalla posa arcuata del Bambino in basso. Attorno a lei si dispongono sei angeli, occupati in veri gesti simmetrici e con gli sguardi indirizzati a vari punti diversi. Quelli ai lati, appoggiati su un festone di rose bianche e rosse (fiore mariano simboleggiante la purezza e, nel caso del rosso, il sangue della Passione di Cristo), recano i gigli bianchi, attribuito verginale di Maria, seguiti da angeli leggenti e da due, ai lati della Vergine, di cui si vedono le sole teste in espressioni varie. All'annunciazione rimandano anche le parole ricamate sulla stola dell'angelo a sinistra: AVE GRATIA PLENA.
Il repertorio fanciullesco dei vari atteggiamenti, come quello dell'angelo di destra che sbircia nel libro del vicino, o quello che sembra bisbigliare qualcosa all'orecchio del compagno, richiama l'esempio dei primi maestri fiorentini come Donatello e Luca della Robbia filtrati da Filippo Lippi, che traevano ispirazione direttamente dall'osservazione quotidiana. Quello che guarda lo spettatore ha la funzione di richiamare l'attenzione verso il centro della composizione e veniva detto "festaiuolo", dal nome del narratore nel teatro rinascimentale.
La percezione di spazialità è affidata unicamente alla disposizione a semicerchio degli angeli, con una netta prevalenza del dato umano su tutti gli altri. La melagrana che la Madonna e il bambino tengono in mano è invece simbolo di fecondità, abbondanza e regalità (poiché è un frutto con la coroncina), nonché dotato di grani rossi che, simili a goccioline di sangue, prefigurano il sacrificio di Gesù; inoltre simboleggia l'unità della Chiesa, per i chicchi che stanno tutti uniti nel guscio. L'ovale del volto idealizzato della Vergine rimanda ad altri capolavori dell'artista, come la Madonna del Libro o i ritratti di Simonetta Vespucci.

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martedì 8 maggio 2018

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Matteo Renzi Newsletter


Mercoledì 2 maggio 2018

Enews 525




  1. La strada è appena agli inizi. E niente autorizza a dire che ci sarà il lieto fine. Ma le immagini che provengono dalla Corea fanno brillare gli occhi anche dei più burberi. Conosciamo le difficoltà, gli orrori, le atrocità di quella guerra. Sappiamo distinguere tra una democrazia solida e una dittatura feroce, ma sappiamo anche che ci sono dei tornanti della storia in cui è impossibile non provare un'emozione forte. Distruggere un confine è politicamente molto più difficile che costruirlo. La diplomazia e la politica non hanno una sfida più grande di questa: rimuovere un muro virtuale o fisico. Perché costruire i muri riesce a tutti.

  1. I media italiani stanno parlando poco di una questione strategica per il nostro futuro: la battaglia della presidenza Trump sui dazi. Rischiamo molto, su questo tema. E credo che sarebbe utile parlarne di più e meglio. Vi segnalo questo tweet del ministro Calenda che riassume bene la posizione del Governo. In questi anni abbiamo lavorato moltissimo sull'export, ottenendo risultati formidabili. Giudico pericolosa la mancanza di attenzione da parte dell'opinione pubblica europea, e soprattutto italiana, su un tema che è cruciale per il mantenimento dei nostri posti di lavoro.

  1. A proposito di lavoro. Oggi sono usciti i dati ISTAT: la disoccupazione giovanile continua a scendere e adesso siamo al 31,7%. Ricordo solo che quando abbiamo iniziato a governare la disoccupazione giovanile era oltre il 44%. Mai accontentarsi. Ma a chi pensa che si debba mettere in discussione il JobsAct rispondo che sarebbe assurdo, visti i risultati. Ognuno ha diritto alle proprie idee, ma questi numeri parlano chiaro: il JobsAct ha aiutato questo paese.

  1. Mentre i risultati occupazionali migliorano, la situazione politica non vede novità. Centrodestra e Cinque Stelle si sono spartiti in modo scientifico le poltrone, ma non riescono a governare. Personalmente credo che la linea che il PD ha tenuto, la linea del "tocca a loro", sia quella più giusta. Qualcuno dei nostri amici e compagni di partito – come Piero Fassino ieri sera a Porta a Porta – ha chiesto al PD di allearsi con il Movimento Cinque Stelle per un nuovo bipolarismo centrosinistra-centrodestra. A me sembra un errore. Chi ci ha votato, lo ha fatto sulla base di una proposta radicalmente alternativa al Movimento Cinque Stelle. Un'alleanza con i grillini tradirebbe il mandato degli elettori. Non ci divide soltanto una campagna elettorale basata sugli insulti, sugli attacchi personali e sulle promesse irrealizzabili: ci divide un'idea di futuro, dal reddito di cittadinanza ai vaccini. E io che ho sempre combattuto la logica del partito-azienda di Berlusconi non credo che sia nel DNA del PD finire alleati con l'azienda-partito di Casaleggio. Rispetto chi vuol fare quell'accordo, ma credo di avere il dovere – prima ancora che il diritto – di illustrare le ragioni del mio radicale dissenso. A "Che tempo che fa" con Fabio Fazio ho parlato delle motivazioni di questa posizione. Qui trovate l'intervista integrale. Vi chiedo di guardarla, perché non capisco le polemiche che ne sono seguite. In due mesi ho fatto una sola intervista, che peraltro ribadisce la linea ufficiale scelta dal PD in Direzione e rispetta l'esito del voto: non è possibile per noi votare la fiducia al Governo Di Maio. Lo pensa la stragrande maggioranza della nostra base, del nostro elettorato, dei nostri gruppi parlamentari. Non smetterò di dirlo, in tutte le sedi. Del resto la campagna elettorale l'abbiamo finita con questo messaggio qui: non si tratta di una ripicca, ma del rispetto per chi ci ha votato.

  1. Alla luce di questo ho invitato tutti gli amici del PD all'unità anche in vista della direzione di domani. Lorenzo Guerini ha proposto questo documento (molto sobrio, nello stile che è proprio di Lorenzo) per evitare polemiche. Io l'ho firmato come molti altri parlamentari e membri di Direzione: no al Governo Di Maio o Salvini, sì a lavorare insieme sulle regole del gioco, no a polemiche inutili.
Pensierino della Sera.
Che bello vedere il Giro d'Italia partire nel nome di Gino Bartali. Non solo gigante del ciclismo mondiale, ma anche straordinario uomo che ha salvato decine di ebrei. Bartali per noi è un simbolo. Anche se si lamentava sempre "Gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare", metteva il cuore in tutto e non si arrendeva mai. Ed è stato un campione nella vita, non solo nello sport. Quel meraviglioso spettacolo che è il ciclismo parte omaggiando un grandissimo uomo. Bello. Perché questo è un dono unico che lo sport possiede: tenere insieme il divertimento con i valori più nobili. Buon Giro a tutti.

Un sorriso,
Matteo

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